se fossi un'automobile...

... sarei una FIAT 850. Ve la ricordate?

lunedì 29 settembre 2008

La parola a Mr. Job (8)



Quattro parole sull’Euro

La settimana scorsa sono stato ospite di una quinta elementare. La maestra ha dedicato una lezione alla storia, al significato e al valore dell’Euro. Così mi ha invitato in qualità di esperto. Dopo una lunga chiacchierata, in cui mi sono sforzato di semplificare al massimo i concetti, ho chiesto ai bambini di dare una loro definizione della moneta unica. Si è alzato in piedi un bimbo bassottino, magro e occhialuto che ha detto: - È una rovina ovunque!
La maestra mi ha detto di non dargli ascolto, perché si trattava del più asino della classe.
Poi ho ripensato alle iniziali delle sue quattro parole:

È Una Rovina Ovunque…

mercoledì 24 settembre 2008

37° Festival del Cinema di Vaduz (Liechtenstein)

Il “CineCane di masonite®”, fiore all'occhiello del Festival di Vaduz

a cura di Leone Doro

Per i lettori più esigenti di questo blog, ecco qualche notizia specifica sul Festival Internazionale del Cinema di Vaduz (Liechtenstein) e sul prestigioso premio CineCane di masonite®.

Il festival di Vaduz nasce nel 1972 da genitori ignoti.
Il bastardino cresce male ma alla fine riesce (inspiegabilmente) ad autoriprodursi negli anni, affermandosi come ultima spiaggia per tutti quei cineasti giustamente, ovviamente e naturalmente snobbati (speriamo!) dalla critica che conta.

Il festival è celebre nell’ambiente che non conta per l’assegnazione dei prestigiosi CineCane di masonite®, originali ciak di masonite® sui quali è raffigurato un cane.
La particolarità del CineCane è che, ogni anno, l’immagine del cane sul ciak di masonite® cambia.

Nell’immagine qui sopra potete vedere la locandina della prossima (e ormai imminente) edizione del festival, con la riproduzione del CineCane di masonite® 2008, opera del famoso designer paraguayano Tonyo Ramiro Lopez de Mavalà.

Questo l’albo d’oro del CineCane di masonite® per quanto riguarda i “migliori” film:

1972. L’albero delle taccole (di Lollo Grandstruntz, Germania Est)
1973. Il sangue che vorrei (di Palmiru Arabescu, Romania)
1974. Vado (di Ottavio Nono, Italia)
1975. Il ginepraio dell’armonia (di Sushi Maria Tatami, Giappone)
1976. Pro Patria
1977. Pro Vercelli
1978. Torno (di Nono Ottavio, Italia)
1979. L’upo e l’agnello (di Beattle Bean, UK)
1980. Il serpente che non vola (di Hutch Starsky, USA)
1981. La piazzola di gomma (di Norman McBates, Canada)
1982. Noia mortale (di Dol Ceremì, Italia)
1983. AAAAAAARGH! (di Pablo Do Diablo Senior, Spagna)
1984. AAAAAAARGH!2 (di Pablo Do Diablo Junior, Spagna)
1985. AAAAAAARGH!3 (di Pablo Do Diablo Baby, Spagna)
1986. Finalmente un po’ di silenzio (di Borislav Mutov, Bulgaria)
1987. Nati morti (di Jean Pierre Silteplait, Francia)
1988. La presunzione dell’alluce (di Klaus Perferie, Germania Ovest)
1989. Occhio per Occhio per 3,14 (di Archimedes Faidicontos, Grecia)
1990. In illo tempore (di Gaio Plinio Terzo, Italia)
1991. I mondiali sulla Luna (di Palumbaruz Ciklistaz, Cecoslovacchia)
1992. Il tarlo e la capretta (animazione) (di Albert Wolf, USA)
1993. Il collo (di Poppea Munta, Portogallo)
1994. L’uomo che rutta (di Guido Piano, Svizzera)
1995. La ciliegia sul sofà (di Marino Montano, Messico)
1996. Chiodi e garofani (di Polpo Insalsa, Spagna)
1997. L’eterno penultimo (di Momo Spomp, Olanda)
1998. La valchiria zoppa (di Annika Nietzsche, Germania)
1999. Colpi di tosse (di Palumbaruz Ciklistaz, Rep. Ceca)
2000. Eclisse di Terra sottovento (di H.P. Hovercraft, USA)
2001. Peli (di Lucy Neanderthal, Germania)
2002. Testa di piramide (Ramses Al Zaqqari, Egitto)
2003. Il cigno senza becco (di Valentino Moltolento, Italia)
2004. Confessioni di una zampogna (di Sean McIdiot, Scozia)
2005. Impronte sull’acqua (di Palandrana Koshimoto, Giappone)
2006. Insomma (di Lester Blaster, USA)
2007. L’invasione dell’atomo (di Popo Tamo, Kenia)

Prossimamente vi aggiorneremo sull’esito della nuova edizione del Festival (che si terrà dal 1° al 20 novembre 2008) e pubblicheremo l'albo d’oro del CineCane per quanto riguarda il miglior attore.

sabato 20 settembre 2008

Al cinema... John e Jack non so! (12)





Io Franco Tu Gianni Egli Claudia
(Italia, 1980)

a cura di Leone Doro

Settembre 1979.
Franco, Gianni e Claudia sono tre amici quattordicenni. Per loro è giunto il momento della scuola superiore e, per questo, si preparano a lasciare il minuscolo paese nel cuore degli Appennini in cui sono nati e cresciuti.
In città saranno ospitati nel convitto dell’Addolorata nonché Crocefissa nonché Flagellata nonché Morta, istituzione laica in cui potranno frequentare il Liceo Classico.
La curiosità di affrontare la grande città, mista al timore di perdersi in un mondo tanto diverso da quello in cui sono vissuti finora, li paralizza.

Arrivati al convitto dell’Addolorata nonché Crocefissa nonché Flagellata nonché Morta, Franco, Gianni e Claudia chiedono di poter essere alloggiati tutti e tre insieme nella stessa stanza.
Purtroppo questo non è possibile. Infatti, il regolamento del convitto vieta categoricamente la promiscuità.
A nulla valgono le rimostranze dei tre e le spiegazioni (anche con dimostrazioni pratiche) che Claudia è un maschio, esattamente come Franco e Gianni.
Suo padre avrebbe voluto così tanto una figlia femmina (dopo diciassette maschi avuti in precedenza, si poteva anche capire…) che, quando sua moglie partorì, corse velocemente all’anagrafe e registrò il bambino con il nome di Claudia.

Salvo poi scoprire che Claudia era il loro diciottesimo figlio maschio.

Al convitto le cose stanno un po’ diversamente.
Per regolamento Claudia è un nome da donna, per cui Claudia è donna.
Alloggiato in una stanza di sole donne, Claudia inizialmente è dispiaciuto, ma poi, conosciute le sue due compagne di stanza e passata la prima notte con loro, comincia a pensare che la mossa di trasferirsi dal paese alla città non sia poi un trauma emotivo così drammatico.

Trauma emotivo sì… ma non drammatico.

I problemi realmente drammatici sono quelli della vita di tutti i giorni. Claudia si porta appresso un nome che, nonostante ognuno sia libero di pensare ciò che vuole, pare davvero fuori luogo.
Ma lui è contento così. Gli piace il suo nome e non accetta neppure di essere chiamato, tanto per spararne una così, a caso, Claudio.

Gli anni del liceo passano veloci, tra scontri e incontri e, quando si va al luna park, anche autoscontri. Claudia ha un rapporto conflittuale con tutti i ragazzi e viene coinvolto spesso in risse violente, tanto che dovrà ripetere due volte ogni classe, cambiando ogni anno compagne di stanza.

A pensarci bene forse lo faceva apposta a partecipare a tutte quelle risse….

Franco e Gianni, dopo una breve storia d’amore (tra loro due e Pier Carlo, il loro compagno di stanza) avvenuta nel corso del secondo anno, continuano il liceo. Il tempo passa e, pur restando amici, Franco, Gianni e Claudia non sono più legati come ai vecchi tempi.

Gli anni dell’università vedono Franco e Gianni su lunghezze d’onda completamente opposte. Franco diventa uno yuppie spregiudicato e arrivista, Gianni entra in un gruppo brigatista e viene arrestato immediatamente (perché quelli in realtà erano poliziotti e non brigatisti).
Claudia, intanto, sta ancora combattendo per la sua dignità di maschio al convitto dell’Addolorata nonché Crocefissa nonché Flagellata nonché Morta.
Durante il giorno, a pugni con gli altri maschi.
Durante la notte, in altri modi con le sue compagne di stanza.

Ma anche per lui il tempo passa e, alla fine riesce (suo malgrado) a finire il liceo.

Gli anni ottanta esalano le loro ultime rancide fiatate.
Franco esce dall’università in preda a una crisi di coscienza. Parte a Seattle. Tornerà in città tossicodipendente, dopo tre anni di ubriacatura Grunge.
Gianni esce dalla prigione senza più punti di riferimento e sopravvive lavorando come lavapiatti in una trattoria. Anche per lui la strada della droga diventa l’unica soluzione.
Claudia, fuori dal liceo, perde il suo equilibrio fatto di contrasti tra la sua parte femminile e la sua parte maschile che si erano così perfettamente equilibrate con le parti maschili e femminili degli altri. Dopo qualche piccola comparsa in squallide pellicole a luci rosse, finisce anche lui per sprofondare nell’abisso della droga.

Anche gli anni novanta se ne vanno senza troppi complimenti.
In un freddo giorno di novembre del 1999, Franco, Gianni e Claudia si ritrovano sullo stesso autobus che li porterà via dalla città.
Hanno saputo che al paese è stata aperta una comunità di cura per tossicodipendenti, e così tutti e tre (ciascuno senza sapere degli altri) hanno deciso che è ora di tornare indietro per ricominciare da zero.

Il viaggio verso il paese è un viaggio nella memoria di tre ragazzi quasi trentacinquenni che hanno attraversato gli anni ottanta e gli anni novanta senza venire a capo di nulla.
La curiosità di affrontare la sfida del ritorno al paese, mista al timore di non trovare più nessun punto di riferimento, in un mondo tanto diverso da quello in cui hanno vissuto gli ultimi vent’anni, li paralizza.

Al paese, dopo aver salutato i loro cari, Franco, Gianni e Claudia si presentano alla comunità per i tossicodipendenti. A tutti e tre sembra di riconoscere la donna che li accoglie alla reception.
Poi alzando la testa, vedono l’insegna con il nome dell’istituto: Addolorata nonché Crocefissa nonché Flagellata nonché Morta.

E qui capiscono che la neonata globalizzazione non risparmierà neanche il paese.

Film capolavoro di Rodolfo Pellecorta, che cavalca alcuni tra i più importanti generi cinematografici italiani del dopoguerra, dal neorealismo al cinema d’autore, dalla commedia al cinema sociale e politico.
Non pago di ciò, Pellecorta getta anche le basi della crisi degli anni ottanta, che vedrà il proliferare di commedie “guarda e getta”, divenute poi soltanto “getta” con gli anni novanta e i duemila.
Sbalordisce ancora oggi la capacità di Pellecorta di "leggere" il futuro, come dimostra il finale del film: quasi un monito lanciato con vent'anni di anticipo sui tempi, ma rimasto drammaticamente inascoltato.
Io Franco Tu Gianni Egli Claudia è stato definito da Tarantino “l’anello di congiunzione tra il qui e il qua”, intendendo con il termine “qui” il cinema di tipo A, e con il termine “qua” il cinema di tipo B.
Strabilianti le prestazioni degli attori, con un superlativo Paolo Collaterale nei panni di Gianni.
Ottimi anche Placido Sereno e Rosina Dammela.
Un anno dopo l’uscita del film, Rosina Dammela appena premiata con il prestigioso CineCane di masonite al festival di Vaduz (Liechtenstein) per l’interpretazione del problematico personaggio di Claudia, fu trovata morta. Si era tolta la vita al pensiero che i tre protagonisti del film avessero ritrovato sulla loro strada l’istituto
Addolorata nonché Crocefissa nonché Flagellata nonché Morta, da lei considerato la causa di tutte le tragedie che avevano colpito Franco, Gianni e Claudia.
La responsabilità del suicidio di Rosina Dammela fu attribuita al regista Rodolfo Pellecorta che, dopo regolare processo, fu condannato a trentacinque anni di carcere. Uscirà nel 2016. Recentemente Pellecorta ha fatto sapere che, per quella data, sarà di nuovo nelle sale con un film sulla vita di Rosina Dammela.

lunedì 15 settembre 2008

Marcello e Sofia #01


Poco più di due mesi fa vi parlavo di Marcello e Sofia, una serie di tavole a fumetti autoconclusive, ideata e realizzata da me e Luca Usai per la rivista bimestrale Tempodì (Gaghi Editrice, Milano).

Eccovi la prima tavola, pubblicata sul numero di Tempodì di giugno 2007.
Cliccateci sopra per ingrandirla e leggerla.


Attualmente le tavole pubblicate sono otto.
La nona uscirà sul numero di ottobre 2008.

Se volete saperne di più su Marcello e Sofia, se non avete letto il vecchio post in cui presentavo i personaggi (o se non vi ricordate più niente), cliccate QUI.
Marcello e Sofia, testi e disegni © Daniele Mocci & Luca Usai

giovedì 11 settembre 2008

La parola a Mr. Job (7)



Credere nel soprannaturale


Poca gente, ormai, crede nel soprannaturale.
Anch’io sono sempre stato scettico, fino all’illuminazione!
Ho pensato che ogni anno migliaia di sardi lasciano la Sardegna in primavera per lavorare negli alberghi dell’Adriatico.
Da qui ho dedotto che, date le risorse paesaggistiche, agricole, gastronomiche e culturali di cui la Sardegna è ricca, e data la bassissima densità di popolazione in rapporto al territorio, solo dei maghi o delle divinità possono riuscire a far scappare tanti potenziali benestanti, e a farli correre a braccia aperte verso 4 o 5 mesi di schiavitù, come se fosse la cosa più bella del mondo…

mercoledì 3 settembre 2008

Al cinema... John e Jack non so! (11)


Arancia Bionica
(USA-UK, 2008)

a cura di Brando Marlon

Quando una donna arriva a ottantaquattro anni, con una cultura elevata, una luminosa carriera da dirigente che l’ha condotta fino ai piani più alti, una pensione sontuosa, tre mariti sepolti (lett.) alle spalle, cinque splendidi figli cresciuti sani e forti (ormai adulti e sposati), otto meravigliosi nipotini, viaggi in tutto il mondo, amanti ricchi e affascinanti, una lista lunga così (e magari anche un po’ di più) di opere di bene e collaborazioni con una miriade di associazioni umanitarie e fondazioni di volontariato…

… quando una donna così si rende conto che negli ultimi sei anni non ha fatto altro che giocare a Bridge con tre coetanee vicine di casa, e non riesce più a capire perché continua a giocarci…

… quando questa donna non sa cosa fare perché ha gia fatto tutto… sì, insomma… ecco…

…quando una donna arriva a questo punto ed è ancora lucida e in buona salute, cosa le resta davanti?

Con il suo stile barocco sperimentale, Sup Host si interroga su uno dei temi cardine del futuro prossimo e, lungi dal voler dare una risposta, lascia che gli eventi si scatenino da soli.
La signora, non più giovanissima e con qualche leggero accenno di artrosi, alcune infiltrazioni e poche perdite, ha ancora un cervello in ottima forma e comincia a "lavorare" sulle sue compagne di Bridge fino a spogliarle delle loro certezze e a farle cadere nella sua stessa drammatica condizione: l’appagamento totale!

Da qui, il passo verso la follia è meno che breve. Istantaneo.

La soluzione è soltanto una: uccidere tutti i propri familiari e distruggere tutto quello che ognuna di esse ha costruito in ottantaquattro anni di vita.

L’ultima scintilla di umanità presente dentro di esse le convince a non occuparsi personalmente delle rispettive famiglie.
Ciascuna sterminerà figli, nipoti, eventuali mariti sopravvissuti, amici, conoscenti e parenti vari… ma non i suoi, bensì quelli della compagna che siede abitualmente alla sua sinistra nel tavolo del Bridge. Questo per non essere troppo coinvolta emotivamente nella carneficina.

Si scatena così una girandola infernale di agguati, sgozzamenti, torture, sevizie, sequestri, violenze carnali, attentati terroristici di massa, utilizzo di armi improprie, contrabbando di sigarette, spaccio di eroina, giri di prostituzione clandestina, omicidi seriali, pratiche sessuali con animali, traffico illecito di colla, scommesse clandestine, inondazioni, vivisezioni, ecc., in cui le quattro donne ottantaquattrenni devastano non solo le loro famiglie, ma intere città, lasciandosi prendere forse un po’ troppo la mano.

E se non fossero così anziane e limitate nella agilità fisica, chissà cosa avrebbero potuto fare.

Improvvisamente però il giocattolo si rompe. Il ciglio di una delle quattro donne viene ritrovato sul luogo di uno squartamento. Nel laboratorio analisi della Scientifica lavora un medico che aveva in cura la signora quando ancora esercitava come libero professionista. Il medico, un italiano lontano discendente del nobile casato “della Mirandola”, si ricorda che il DNA di quel ciglio è lo stesso di quella sua vecchia paziente.

Ancora una volta il passo è breve. Istantaneo.

Le quattro donne vengono sorprese mentre stanno organizzando il dirottamento di un velivolo militare della croce rossa.
Hanno convinto un Marine USA che troverà posto nel paradiso McDonald (dove gli verranno serviti 20 cheeseburger gratuiti al giorno) se piloterà quell'aereo e lo farà schiantare su uno dei covi in cui si nascondono alcuni tra i più ricercati capi terroristici del mondo.

Internate in un manicomio criminale, le donne ottengono di poter passare la loro prigionia insieme.
Ora le loro partite di Bridge hanno finalmente una vera ragione d’essere.

Rifiutato con sdegno da diversi concorsi internazionali di cinema, ma accolto a braccia aperte a Taipei dove è addirittura favorito per la vittoria del prestigioso Pollo Quagliato al Cartoccio d’Alluminio, Arancia Bionica è un film molto problematico e poco tematico.
La pellicola mette in scena una realtà cruda, oltre ogni limite, ma mai eccessiva. Lineare e, proprio per questo, incomprensibile.
Sup Host non ha voluto spiegare in che modo le quattro donne siano venute a conoscenza del punto esatto in cui si trovava il covo dei capi terroristi, né come mai quelle informazioni, una volta che le vecchie sono state scoperte e catturate dalla polizia, non siano state trovate e neanche cercate con i dovuti crismi dagli investigatori.

La domanda è: quelle risposte sono nel film o nella nostra società?
Il sospetto è: forse le troveremo nel prossimo film del regista?
La risposta è: attualmente Sup Host sta girando una commedia sexy alle Isole Samoa.