se fossi un'automobile...

... sarei una FIAT 850. Ve la ricordate?

venerdì 21 aprile 2017

Sabato 22 aprile 2017 comincia la 2ª edizione della FIERA DEL LIBRO DI IGLESIAS


Sabato 22 aprile 2017, alle ore 9.00 del mattino, comincia la seconda edizione della Fiera del Libro di Iglesias.

Una maratona di quattro giorni a base di libri, autori, eventi, workshop, mostre, spettacoli, tavole rotonde e incontri di varia natura all'aperto (negli splendidi scenari del centro storico di Iglesias) e al chiuso.

A corredo di queste righe pubblico il programma completo della manifestazione.

Io avrò "da fare" in ciascuno dei quattro giorni.

Comincio proprio il 22 alle 9.00 con una "colazione d'autore" che si terrà in Piazza Pichi presso il Cafè Letterario Electra e che avrà come tema la celeberrima Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, un libro che ha 101 anni sulla groppa, ma che (per molti "versi") è ancora assai più giovane di tutti noi!

Alle 11.00 (sempre del 22 aprile e sempre in Piazza Pichi) sarò impegnato nel primo appuntamento della fiera con il libro a fumetti 
La principessa che amava i film horror (Tunué editrice, Latina, 2014-2016).
Il libro, da me sceneggiato, sarà oggetto di una curiosissima "drammatizzazione con attori in carne e ossa e burattini", a cura degli studenti dell'Istituto Magistrale Baudi di Vesme. Questo "spettacolo" si ripeterà ogni mattina  alle 11.00, nei quattro giorni della Fiera (con variazioni che, al momento, sono ignote anche a me!)!


Segnalo, inoltre, che domenica 23 aprile alle ore 18.30, presso il teatro Electra in Piazza Pichi, parteciperò all'incontro di autori dal titolo Sardegna, terra fantastica. Con me ci saranno Andrea Atzori (scrittore e sceneggiatore), Andrea Pau (scrittore e sceneggiatore), Daniele Serra (illustratore, pittore e disegnatore di fumetti), Marcello Lasio (sceneggiatore) e Jean Claudio Vinci (disegnatore di fumetti e illustratore). Insieme cercheremo di esaminare un annoso "non-problema" che, purtroppo, per molti è diventato o (è sempre stato) un problema vero e proprio: come mai una certa intellighenzia sarda non vede di buon occhio (o non accetta per niente!) che la narrativa, il cinema, il fumetto o altri mezzi di comunicazione, partendo dalla storia, dalla mitologia e dalle vestigia delle antiche civiltà che hanno popolato l'isola in tempi remoti, arrivino a realizzare opere di pura fantasia?


Intanto leggete bene il programma (che offre spunti per tutti i gusti e per tutte le età) e considerate l'opportunità di recarvi a Iglesias, città ricca di storia e cultura situata nel sud ovest della Sardegna, dal 22 al 25 aprile prossimi!

Il tema di quest'anno è LA PADRONA DELLA FESTA intesa come la Terra, il pianeta del quale noi siamo solo ospiti, e non sempre del tutto degni.

 

lunedì 10 aprile 2017

Daniele Mocci e Luca Usai... autori o personaggi dei fumetti di Super Pro?


Quello di inserire se stessi in una delle proprie storie a fumetti è un gioco a cui molti autori non rinunciano tanto facilmente.

Io e Luca Usai, rispettivamente come sceneggiatore e disegnatore di fumetti, siamo cresciuti l'uno a fianco all'altro.
A partire dal 1998 (e per una decina d'anni) abbiamo realizzato insieme la maggior parte dei nostri lavori: abbiamo creato personaggi e serie, scritto e disegnato decine di storie, centinaia di strisce umoristiche e anche qualche singola vignetta satirica.
Nei primi anni del nostro sodalizio, abbiamo anche vinto alcuni premi in concorsi nazionali riservati ad autori esordienti.
Insieme abbiamo esordito come autori professionisti in pubblicazioni di alcune case editrici italiane.
Tra le creazioni del nostro lavoro in comune, c'è sicuramente Super Pro, personaggio che vide la luce nel 1999, ma che solo dal maggio 2002 trovò una "casa", con le pubblicazioni sulla rivista bimestrale per bambini 44Gatti (Gaghi Editrice, Milano). Pubblicazioni che, come ho ricordato nel post di qualche giorno fa, durano tutt'ora e che nel prossimo (e ormai imminente) mese di maggio 2017, raggiungeranno i 15 anni consecutivi.

Io e Luca..."a fumetti"!

Proprio per festeggiare questi favolosi 15 anni, ho deciso di postare qui sul blog alcune delle storie a fumetti di Super Pro.

Tra le 88 storie pubblicate finora sulla rivista 44Gatti, ho scelto quelle appartenenti al "filone pseudo Western", in cui i nostri eroi si ritrovano a Lollywood, cittadina abbandonata in cui tanti anni fa si giravano i film Western.
Nella storia che trovate in questo post ci sono due cattivi un po' speciali, dato che, come dicevo nelle prime righe, si tratta proprio di me e di Luca. Per adattarci alle esigenze narrative, in questa occasione ci pensammo in versione "bambini" e, dunque, coetanei di Bebo, Ale e Tore, i tre protagonisti della serie insieme a Super Pro.

Nelle cinque pagine di questa storia siamo esattamente ciò che al momento della sua realizzazione eravamo nella realtà: due aspiranti autori di fumetti. Ma, oltre a prendere in giro noi stessi e la nostra passione più grande, prendiamo in giro in modo indiretto anche due grandissimi autori italiani di fumetto, appropriandoci dei loro nomi. A voi scoprire quali siano questi autori!

Ed ecco a voi Super Pro in... I padroni di Lollywood!






I padroni di Lollywood è l'episodio n. 20 della serie ed è stato pubblicato in origine sulla rivista 44Gatti, nel numero di luglio 2005.

Super Pro © Daniele Mocci e Luca Usai

sabato 1 aprile 2017

2002-2017: Super Pro compie 15 anni!


A ben vedere gli anni sarebbero 18, dato che come ho già scritto altre volte su queste pagine, io e Luca Usai creammo il nostro super procione nell'ormai lontano 1999.
Ma è dal maggio 2002 che le sue brevi avventure vengono pubblicate ininterrottamente sulla rivista bimestrale 44Gatti (Gaghi Editrice, Milano).

Ecco perché oggi, quando manca ancora un mese al 15° compleanno editoriale di Super Pro, mi sento in dovere di inaugurare un breve ciclo di post celebrativi. Se non altro, lo devo a questo personaggio che di fatto mi ha permesso di esordire nel mondo dei fumetti da professionista.

In questi giorni sono al lavoro sui testi dell'89° episodio che vedrà il ritorno di Arizona Pro, la versione "pseudo western" di Super Pro. Finora, nella serie sono state pubblicate cinque storie con protagonista Arizona Pro, tutte disegnate da Luca Usai.

Quella che segue è la prima di queste cinque storie, pubblicata nel luglio 2003 (episodio n. 8 della serie).
Il titolo, Lo chiamavano Arizona Pro, fa chiaramente il verso a un celebre film Westrern-Spaghetti. I "cattivi" di turno sono invece ispirati ai fratelli Dalton, antagonisti storici di Lucky Luke, personaggio icona del fumetto mondiale creato dal grande Morris e per il quale René Goscinny, uno dei più capaci sceneggiatori di tutti i tempi, scrisse numerose storie-capolavoro.






L'avventura editoriale di Super Pro, nel suo piccolo, ha qualcosa di eccezionale:
- 15 anni di pubblicazioni ininterrotte sulla rivista 44Gatti;
- 88 storie brevi pubblicate per un totale di 440 tavole, 12 copertine e svariati calendari (in coabitazione con gli altri personaggi della rivista);
- 3 sceneggiatori coinvolti (il sottoscritto, con 84 storie all'attivo - Marcello Lasio e Andrea Pau, 2 storie a testa);
- 4 disegnatori (Luca Usai, 44 storie - Francesco Abrignani, 9 - Elena Grigoli, 29 - Jean CLaudio Vinci, 6);
- un numero imprecisato di coloristi (nei primi anni la colorazione veniva eseguita dai grafici della tipografia / poi è stata la volta dei grafici della redazione / in tempi più recenti, invece, Elena Grigoli e Jean Claudio Vinci, oltre a disegnare si sono cimentati nel colore / ma anche Maurizio Nonnis ha colorato una storia).


Ci vediamo presto con la seconda storia western di Super Pro, intitolata I Padroni di Lollywood.
Invito chi fosse nuovo di queste pagine e volesse sapere qualcosa di più su questo personaggio a visionare tutti i post con etichetta SUPER PRO, in cui si trovano anche diverse altre storie da leggere.

Super Pro © Daniele Mocci e Luca Usai

sabato 25 marzo 2017

Un incontro a sorpresa con il grande Galep, nella città di Iglesias

Ieri mattina sono stato ospite dell'Istituto Comprensivo Pietro Allori di Iglesias, città che ha ricoperto ruoli di grande rilievo in diversi periodi della storia della Sardegna.

La facciata dell'Istituto comprensivo Pietro Allori di Iglesias

Lo scopo della mia presenza in città era un incontro in cui un gruppo di studenti del Liceo Scientifico G. Asproni (sempre di Iglesias) ha presentato ai bambini della scuola primaria il libro a fumetti La principessa che amava i film horror (Tunué, 2014-2016), di cui io sono co-autore.

La principessa che amava i film horror
(Tunué, 2014-2016)

Appena arrivato, ho appeso il giubbotto nel corridoio fuori dall'aula in cui si sarebbe dovuto tenere l'incontro, e... proprio accanto al "mio" attaccapanni, c'era un pannello con la riproduzione di alcuni documenti d'epoca. Tutti i corridoi del "Pietro Allori" ospitano, di fatto, una nutrita mostra di documenti e fotografie di circa 100 anni di storia dell'istituto.
Ma il pannello accanto al quale io ho appeso il mio giubbotto era davvero "speciale". Un pannello dedicato ad Aurelio Galleppini, disegnatore fondamentale per la storia del fumetto italiano che, tra le tante cose, ha dato forma grafica a Tex Willer, il personaggio del fumetto italiano più celebre di tutti i tempi.

Aurelio Galleppini, in un autoritratto molto conosciuto

Io, naturalmente, sapevo delle origini sarde di Aurelio Gelleppini. E sapevo anche qualcosa di alcune sue esperienze professionali "vissute fisicamente" in Sardegna.
Infatti, una delle persone a me più care per quanto riguarda il fumetto (e molto altro) fu allievo di Galep nella Cagliari ancora distrutta dai bombardamenti, al termine della Seconda Guerra Mondiale. Mi riferisco, ovviamente ad Angelo "Tatano" Corrias, disegnatore, pittore, fotografo, ma, soprattutto, persona meravigliosa e irripetibile.

Angelo "Tatano" Corrias, quando era fotografo pubblicitario
all'Agenzia Armando Testa (Torino)

Signor Tatano (come lo chiamavamo a San Gavino Monreale, il nostro paese d'origine) non nascose mai il suo debito di riconoscenza artistico e professionale nei confronti del grande Galep, e parlava sempre di lui come di un grande maestro e un grande signore. Le prime 32 pagine del numero 23 di Tex (intitolato Piutes! e pubblicato nel giugno del 1962) furono disegnate proprio da Angelo Corrias (naturalmente la prima pubblicazione di quelle tavole risale a qualche tempo prima, sugli storici albetti in "formato striscia" del ranger più forte del mondo). Insomma, Angelo "Tatano" Corrias, un sangavinese come me, dopo essere stato allievo di Galep era diventato addirittura un suo collaboratore!

L'albo di Tex n.23, Piutes!
(Giugno 1962)

Per concludere, io sapevo delle origini sarde e di alcuni trascorsi in Sardegna del grande Galep, ma ignoravo che fosse stato allievo della Scuola Maschile Pietro Allori di Iglesias nell'anno scolastico 1925-26.
E, naturalmente, appena ho visto questo pannello mi sono emozionato sul serio!

L'elenco degli alunni della classe di Galep
alla Scuola Maschile Pietro Allori di Iglesias
Anno Scolastico 1925-26

La pagella di Galep (Anno Scolastico 1925-26)

La città di Iglesias e l'Istituto Comprensivo Pietro Allori
ricordano il grande Galep

domenica 19 febbraio 2017

Un mojito e due tartine al caviale, grazie.

E intanto andiamo avanti a regalare la gestione delle nostre vite e di quelle dei nostri figli a queste mezze tacche che ormai si sono trasformate in quarti di tacca e lavorano alacremente per diventare ottavi (di tacca).
Ridicoli, nelle loro evoluzioni tra centri, destre e sinistre inesistenti e privi di qualsiasi significato.
Burattini a loro volta, un po' nelle mani di mummie decomposte che oggi continuano a manovrare da dietro le quinte, e un po' nelle mani di burattinai stranieri senza scrupoli e senza pietà.
Ignoranti e insensibili.
Capaci solo di vivere dentro quel meschino gioco di ruolo che si ostinano a chiamare politica, ma che con la politica non ha proprio niente a che vedere da decenni.
Illusi di poterci illudere circa la loro capacità di agire e incidere sulla società.
Illusi di poterci illudere circa la "difficile e faticosissima" scelta che avrebbero fatto per dedicare la loro vita al miglioramento della nostra.
Esseri vagamente umani, creati in laboratorio. O, meglio, RI-creati.
Ci programmano come volgari dispositivi elettronici, spacciandosi per uomini e donne d'azione che muovono le cose, che tracciano le strade e gli indirizzi politici, sociali, economici. Spacciandosi per gli unici che possano farlo.
L'azione, quella vera, non sanno cosa sia perché non gli appartiene.
Il pensiero, quello vero, non sanno cosa sia perché li annichilirebbe.
Non sanno niente della vita reale e non vogliono saperne niente perché la disprezzano profondamente.
Non sanno cosa vuol dire guadagnarsi pochi soldi senza avere un lavoro sicuro e uno stipendio regolare. E spendere tutti quei soldi fino all'ultimo centesimo per mandare avanti una famiglia. E non sapere a che santo votarsi quando i soldi sono finiti.
Non sanno niente.
Non vogliono sapere niente.
Giocano.
Giocano ad allearsi e a combattersi.
A unirsi e a dividersi in una danza che in apparenza mostra sempre coreografie diverse, musiche diverse, danzatori diversi.
Ogni tanto qualcuno blocca la musica e fa finta di inscenare un tentativo di rivoluzione. Ma solo in orario d'ufficio.
Poi, a fine giornata, si va in centro a bere un mojito e a degustare tartine al caviale. Tutti insieme, finti danzatori e finti rivoluzionari.
Ci cagano in testa.

- Guardali.
- Stanno morendo di fame e hanno ancora la forza di incazzarsi e litigare sul serio tra loro mentre seguono le nostre finte litigate.
- Non ho mai capito con quale criterio alcuni si schierano con noi e altri con voi.
- Ridicoli.
- A proposito, domani i cattivi li facciamo noi o li fate voi?
- Perché non cambiamo?
- Va bene. Così li incasiniamo e litigano ancora di più.


venerdì 10 febbraio 2017

Al cinema... John e Jack non so! (23)

Il sonno dei giusti
(Italia, 2020)

a cura di
Augusto e Luigi Lu Mièr

Il regista Ubaldino Deibeitempiandati ci ha fatto avere gli appunti per il soggetto del suo nuovo film che – nel modo più assoluto, dice lui – dovrà essere un’opera di finzione.
Ogni riferimento a persone, fatti, luoghi, oggetti e pratiche riscontrabili e/o misurabili nella realtà (dice sempre lui) è puramente casuale e involontario.
Per quanto sia davvero molto strano che un regista decida di scoprire le sue carte in modo così esplicito prima di aver terminato di scrivere un film, noi (come si dice in questi casi) riceviamo e pubblichiamo.

1) A scuola - Fine mattinata.
2) Compiti per casa: "Fare una ricerca sulla Baia dei porci: cos'è, dove si trova, per quale motivo è diventata famosa".
3) Fine delle lezioni // ore 13,20.
4) Ritorno a casa // ore 14,00.
5) Pranzo con TV // 35 minuti.
6) Ancora TV // 57 minuti e 42 secondi.
7) In bagno con smartphone e porta chiusa a quattro mandate // 31 minuti.
8) In camera con pc e tablet accesi - Stufa elettrica al massimo - Sul letto, in perfetta posizione supina - Stivaletti mezzo infangati, ancora allacciati ai piedi - Smartphone attaccato alla corrente e pollice destro più veloce della luce (facebook, youtube, instagram, whastapp, musica e altre applicazioni che teoricamente non sono ancora state inventate) // 118 minuti netti.
9) In cucina per merenda e TV con cellulare a temperatura di fusione, che non smette nemmeno per due secondi consecutivi di vibrare, squillare, notificare, latrare, muggire, belare, ululare, ansimare, ruggire, ruttare (perfino) e fare altri versi non classificabili // 41 minuti e 38 secondi.
10) In bagno per pipì, lavaggio mani e denti senza smartphone e porta rigorosamente spalancata // 14 secondi e 4 millesimi (record mondiale).
11) In camera al pc - Digitazione delle seguenti parole su Google: "Balla coi porci" - Perplessità di Google - "Forse cercavi Balla coi lupi o Baia dei porci" - "Baia dei porci" - Pagina di Wikipedia - Copia e incolla in un foglio Word - Stampa - Dal cassetto della stampante, le stampe finiscono direttamente nello zaino di scuola senza che nemmeno uno dei due occhi ci butti uno sguardo di striscio per errore // 4 minuti e 2 secondi.
12) In cucina con TV e smartphone // Fino alle 21,15 (ora di cena).
13) Cena ancora in corso - Prima della frutta - "Sono stanco, vado a letto" - "Li hai fatti i compiti?" - "Sì" - "Buonanotte" - Nessuna risposta // Ore 21,55.
14) Ore 21,57 - In camera - IDEM COME PUNTO 8), IN TUTTO E PER TUTTO // 180 minuti netti.
15) Ore 00,57 - Via gli stivali dai piedi e i vestiti di dosso - Pigiama - Pipì e lavaggio denti - Sotto le coperte e luce spenta // 2 minuti (record europeo) - Ore 00,59.

Titolo di lavorazione: IL SONNO DEI GIUSTI.
Coming soon.

giovedì 9 febbraio 2017

La parola a Mr. Job (18)

Indicizzazioni? No grazie!

Ieri, dopo circa dieci anni, mi è arrivata una lettera cartacea firmata da un certo Geronimo Lisnott.
Costui, appena tre giorni fa, ha scelto di lasciare per sempre l'Italia per andare a vivere in completa solitudine a Sorci, un minuscolo isolotto della Croazia.
Dopo aver esercitato per anni la professione di creatore di testi per siti internet, blog, forum e social network, Geronimo non vuole più saperne di avere tra le mani un dispositivo connesso a internet.

Gentile Mr. Job,
avrei piacere di condividere un pensiero con lei.
Sembra proprio che l’idiozia sia sempre più la vera sovrana di internet.
Ora… da qualche tempo diversi professionisti dicono che i nuovi sistemi di indicizzazione prevedono la creazione di testi sempre più lunghi per siti, blog e social network. Sembra che più lungo sia il testo, più efficace possa essere l'indicizzazione e maggiori le probabilità di "arrivare" al target.
Tutto molto figo, moderno, nuovo e hi tech.
Tuttavia… mi sorge un dubbio.
Se la gente legge sempre meno e noi scriviamo sempre più, perché cazzo scriviamo? Per l'indicizzazione? Ma se poi quelli non leggono (e quindi non sanno), che cazzo ce ne facciamo di essere super indicizzati?
Se sempre più persone – oltre a non leggere – capiscono sempre meno di quello che leggono, cosa facciamo?
Se, mentre navigano in rete, arrivano alla nostra pagina super indicizzata e piena di testo scritto, cosa succede? Un dispositivo superfigomegamodernoveryhitech&wow ce lo segnala e noi, dalla nostra super postazione di super indicizzatori super infallibili, gli mandiamo a casa un professore di italiano per fargli ripetizioni gratuite?
Secondo me, quando ci renderemo conto dello schifo di mondo che stiamo creando sarà troppo tardi. Anzi, non ce ne siamo resi ancora conto ed è già troppo tardi!
Ci rincoglioniamo, assumiamo in massa atteggiamenti e comportamenti idioti e imbecilli solo perché qualche mentecatto possa aumentare le vendite dei suoi prodotti inutili sul web.
Siamo alla frutta, cari miei.
E la frutta è pure andata in putrefazione.

Che posso dirti, Geronimo?
Condivido. Eccome se condivido!

martedì 31 gennaio 2017

Fumetti e profumi. Tranquilli, non è un nuovo franchising!

Le sette tavole a fumetti (non consecutive) che appaiono in questo post, sono state fotografate dal n. 15 di Martin Mystère Collezione Storica a Colori (Repubblica-L'Espresso) uscito qualche settimana fa.
Appartengono all'episodio Il sabba delle streghe (testi di Alfredo Castelli, da un'idea di Sauro Pennacchioli, e disegni di Claudio Villa).

La storia fu pubblicata in origine sui numeri 38, 39 e 40 della serie regolare (Sergio Bonelli Editore), nei mesi di maggio, giugno e luglio 1985.

A rivedere e a rileggere oggi queste tavole dopo quasi trentadue anni (sì, ho anche gli albi originali... acquistati all'epoca dal mio ex me stesso quindicenne), ho sentito forte e chiaro il profumo del primo Dylan Dog, un personaggio che avrebbe fatto il suo esordio nelle edicole un anno e mezzo dopo (fine settembre 1986).
E non è soltanto per via dei disegni di Villa! Anche la sceneggiatura di Castelli ha, infatti, le sue brave "responsabilità".

Attenzione:
a scanso di equivoci, ho scritto chiaramente che HO SENTITO IL PROFUMO DEL PRIMO DYLAN, non che NE HO (RI)TROVATO LA SOSTANZA.
Riprendiamo il discorso.

Senz'altro, in quel periodo c'era qualcosa nell'aria. Qualcosa che Alfredo Castelli e Tiziano Sclavi respiravano e metabolizzavano per poi restituire nelle loro storie. Ciascuno a modo suo, indubbiamente e inevitabilmente. Ma tra le tante diversità, i due avevano anche alcune grandi affinità. Affinità che, in molti casi (come questo) non sono tecniche, poetiche o di background. O, comunque, non solo.
È qualcosa che riguarda la capacità di sintonizzarsi con la lunghezza d'onda di un determinato periodo storico. Atmosfere, ritmi, sensazioni, cose non dette, cose desiderate, paure, aspettative. E anche gusti. Non mode in senso di "pecoronismi". Gusti dell'epoca.

Ribadisco che ho circoscritto il discorso all'ambito dei PROFUMI. Un ambito che, è evidente, non riesco bene neppure a spiegare, ma che vorrei poter considerare come il LATO PROFONDO DELL'ESTETICA, se questo non fosse quasi un concetto paradossale.
In ogni caso NON mi sto riferendo alla sfera della SOSTANZA.

Castelli e Sclavi trasferivano tutto questo in un'inquadratura, in un'espressione, in una vignetta, in una tavola, in una sequenza.
E mi fermo alla sequenza, perché poi, se si prendono le storie nella loro interezza allora è palese quanto i due autori fossero in realtà molto diversi.

Mi rendo conto che questi miei pensieri non sono certo indispensabili per la vita sulla Terra. Ma non sono scaturiti a vanvera. Un motivo c'è.

Fateci caso: quando un fumetto seriale/popolare di oggi vi propone delle tavole come queste, la sensazione è quella del "déjà vu", dell'"ispirato a" o del "copiato da", del "cliché di genere", del "ma che palle", del "basta, non lo compro più!".
Questo vale sia che il fumetto si chiami Martin Mystère o Dylan Dog o altro.
E, ogni tanto, succede.
Mentre non succede più tanto spesso che una sequenza ci tocchi nel profondo, anche solo dal lato estetico. Perché?

Io me lo spiego così:
- non solo (e non tanto) oggi ci sono meno autori capaci di fare questo;
- non solo oggi c'è un sistema che spinge verso soluzioni tecnicamente ineccepibili ma spesso standardizzate e preconfezionate;
il fatto è che
- oggi abbiamo smesso di indagare, interpretare e interrogare il nostro presente. Lo viviamo sempre più in automatico. Ci passiamo sopra dopo averlo rivestito di comodità.

Se siamo autori, lo raccontiamo come se fosse altro da noi.
Se siamo lettori, non ci poniamo neppure il problema.
Lo diamo per scontato. Non lo vediamo anche se lo stiamo vivendo. Non lo ascoltiamo. Non potremmo mai sentirne il profumo.

E quindi?
Se qualcuno tra trentadue anni dovesse per caso leggere i fumetti (seriali/popolari) pubblicati nei primi mesi di questo 2017, ne troverebbe ben pochi capaci di restituirgli il profumo del periodo in cui sono stati realizzati e pubblicati.
Quel profumo sarà perso per sempre.
Ciò vuol dire che il lascito di questo nostro presente per gli anni futuri sarà pari a zero.

Un vero peccato, non credete?

giovedì 19 gennaio 2017

La parola a Mr. Job (17)


L'ignoranza della cultura

Gli anni passano e i figli crescono… diceva una vecchia canzone sulle mamme che la mia (mamma) mi faceva ascoltare da piccolo, dal 45 giri originale.
Crescono i figli anche di chi non ha mai avuto figli… mi verrebbe da aggiungere oggi, alla luce di com’è cambiato il mondo. Ma queste sono solo speculazioni filosofiche destinate a non essere capite da nessuno. Come certe supercazzole partorite dalla penna (o dalla tastiera) di coloro che scrivono in maniera pseudo colta, simil artistica o para ermetica. Una maniera odiosa e sterile, oltre che stupida e indisponente, che fa tanto figo ma che non ha assolutamente niente da dire e niente da dare. E poi, diciamocelo, nessuno ci capisce una mazza, a cominciare dai super esperti di estetica della parola scritta che ne decantano le presunte fantasmagorie letterarie.

Scusate, ho un conato di vomito.
Fatto.

L’ultima volta che ho scritto su questo blog dicevo che presto avrei potuto ricominciare a pubblicare le mie esternazioni sulla carta stampata.
Non è stato così per il semplice motivo che oggi chi lavora nell’ambito della cultura, delle arti, delle lettere e, in senso più lato, della creatività (quella vera, non quella di cui un sacco di buffoni si riempiono la bocca per darsi un tono), non è considerato un lavoratore a tutti gli effetti.
Semmai è considerato un simpatico bug del sistema che, mentre tutti gli altri lavorano, ha scelto (bontà sua) di fare una “vita da creativo”, in giro a presentare i suoi libri o i suoi disegni o i suoi nonsisabenecosa. E quindi, dato che costui non è un lavoratore vero, perché bisognerebbe pagarlo? Perché gli si dovrebbe riconoscere un rimborso carburante? E, a dirla tutta, per quale (incomprensibile) ragione codesto individuo dovrebbe anche soltanto pretendere di mangiare, per pranzo, un panino al prosciutto cotto (acquistato al bar dell’angolo) a spese dell’ente o del privato che lo ha gentilmente ospitato al caldo per far sì che egli (o ella) potesse sbrodolare un’ora e mezza di parole su un auditorio di bambini o adolescenti o adulti a proposito delle sue menate creative?
Perché, di grazia?

Ops... un altro conato.
Eccomi.

Ci sono in giro editori, dirigenti scolastici, direttori di biblioteche comunali e/o private, gestori di librerie, caporedattori molto sensibili a questo discorso. Molti di loro sanno che SENZA QUEI CREATIVI MANGIA-PANE-A-TRADIMENTO non potrebbero essi stessi lavorare e, di conseguenza, guadagnare il loro stipendio.
L’equazione è facile da capire:
(1) senza l’editore, lo scrittore farebbe la fame.
Ma l’equazione, per essere corretta, deve valere anche al contrario.
Quindi:
(2) senza lo scrittore, l’editore farebbe la fame.
Lo scrittore lo sa, invece l’editore spesso fa finta di dimenticarsene. Insomma, minimizza.
In fondo il libro è uscito no? Non ti basta per nutrire il tuo ego?
No, non mi basta.
Non CI basta.
Non CI nutre.
Perché poi le nostre mogli, i nostri mariti e i nostri figli ci chiedono conto del motivo per il quale noi siamo SEMPRE impegnati nel nostro lavoro, ma non abbiamo MAI i soldi per pagare l’affitto, il gas, un paio di jeans nuovi (dai cinesi, eh… mica in via Montenapoleone). E non abbiamo neppure MAI il tempo per fare due passi con loro in campagna o per le strade del paese o della città in cui viviamo.
Ma quella equazione non vale solo per certi editori. Vale anche per certi dirigenti scolastici. Vale anche per certi bibliotecari. Vale anche per certi librai. Vale anche per certi caporedattori. Insomma, tutta gente che lavora e alla quale lo scrittore-accattone di turno, cerca sempre di spillare proditoriamente un soldino.
Che morto di fame.
Che truffatore.
Che ignobile individuo.
Non ci sono più gli scrittori di una volta.
Quelli che scrivevano SOLO per il gusto e il bisogno di scrivere.
Quelli che lo facevano SEMPRE a prescindere dal soldo.
Quelli che lo facevano UNICAMENTE per l’arte o, meglio ancora, per dare messaggi grandiosi all’intero genere umano.
Che cosa c’entrano i soldi con tutto questo?
Niente, assolutamente niente.

E invece no.
C’entrano moltissimo.

Altro piccolo conato.
Chiedo venia.

I soldi, dicevo, c’entrano moltissimo perché anche lo scrittore (così come tutti gli altri professionisti che svolgono un lavoro nell’ambito della creatività) deve essere retribuito in maniera proporzionale al proprio impegno. Al proprio lavoro. Ai risultati ottenuti. Ai meriti reali.
Esattamente come un editore, un dirigente scolastico, un bibliotecario o un libraio.
Perché?
Perché se un editore, un dirigente scolastico, un bibliotecario o un libraio guadagnano dei soldi grazie all’opera di uno scrittore che, di contro, non percepisce un euro, allora è come fare sfruttamento della prostituzione. Lo scrittore perde completamente la sua indipendenza e diventa una prostituta di bassissimo profilo. Tutti gli altri, invece, sono i papponi. O magnaccia. O chiamateli come cavolo vi pare.

L’ignoranza della cultura è cosa grave.
È una malattia contagiosa e purulenta.
Ma non è un fenomeno casuale.
È una strategia con la quale alcuni (pseudo) professionisti pretendono di inculare altri (veri) professionisti per i loro tornaconti personali.
E pretendono di farlo non solo col sorriso sulle proprie labbra, ma anche su quelle dell’inculato.
Il tutto nell’indifferenza di una classe politico-amministrativa che, se va bene, è inesistente e assenteista. Nella maggior parte dei casi è, invece, connivente con questo sistema di magnaccia della cultura.
Una vergogna che bisognerebbe estirpare dai cuori e dai cervelli della gente con le tenaglie.
Come se si trattasse delle loro unghie.
Istigazione alla tortura, dite?
E perché no?
In risposta a un sistema basato sulla schiavitù, ogni argomento è lecito.

venerdì 18 novembre 2016

Assicurazione auto: quanto mi costa il cambio di residenza?

PREMESSA
Dopo cinque mesi di assenza dal blog, avrei voluto proporre un altro tipo di post. Ma quello che mi è capitato ieri, al pagamento della seconda rata dell'assicurazione auto, mi costringe a rivedere le priorità. Ho già pubblicato ieri le poche righe che seguono. L'ho fatto sulla mia pagina facebook e sulla mia pagina google plus. Ripubblico oggi qui, perché, anche se il blog ha (ormai) pochi accessi e pochi lettori, ha comunque la capacità di far "durare più a lungo i post". Così, se qualcuno farà delle ricerche su questo argomento anche tra qualche mese, magari si potrà imbattere in questa esperienza "di vita" e potrà farne tesoro.
FINE PREMESSA


Seconda rata dell'assicurazione auto 2016 + annessa assicurazione conducente.

Con il cambio di residenza [da un comune della Sardegna (Medio Campidano) di circa 8.800 abitanti a un altro comune della Sardegna (Medio Campidano) di circa 5.000 abitanti che dista poco meno di 20 chilometri dal primo], la UNIPOL-SAI mi ha spillato 67 euro e 96 cent in più (a semestre).

Solo per il cambio di residenza!

Scopro, così, che il comune in cui abito adesso è senz'altro un covo di pirati della strada, dato che questa "spettabile" compagnia assicuratrice chiede a chi ci abita ben 140 euro in più all'anno rispetto a chi abita in quell'altro comune. Nemmeno se mi fossi trasferito a Roma, Milano, Napoli o Palermo!

Siamo seri... al netto dell'ironia e con il massimo rispetto per chi in Unipol-Sai ci lavora (parlo degli impiegati "al banco" che hanno a che fare con i clienti come me), questo a casa mia si chiama FURTO, LATROCINIO, GRASSAZIONE, e via di questo passo.
È forse questo il modo di ringraziare un cliente che è in Unipol-Sai (prima solo Sai, poi Fondiaria-Sai e adesso Unipol-Sai) da 16-17 anni, e che da tempo è in prima classe di merito?

Sempre a casa mia, per una cagata del genere si dovrebbe
(1) chiedere scusa,
(2) rivedere le deliranti tabelle che attribuiscono ad minchiam la diversa "pericolosità" delle zone di residenza dei clienti,
(3) restituire il maltolto.
E soprattutto, far gravare quella maggiore pericolosità sulle teste di cazzo che davvero fanno gli stronzi alla guida delle loro automobili. Non su chi, oltre a essere un buon cliente, è anche un automobilista con la "fedina penale" pulitissima.

Per concludere, vaffanculo.


PS
Non mi scuso affatto delle pseudo volgarità che ci sono in queste righe, perché la vera volgarità è rappresentata da quell'ingiustificabile e odiosissimo aumento di tariffa. Una roba da far girare i coglioni "a elica" per mesi, mesi e mesi anche a un santone tibetano.